Villa Ghirlanda Silva

Storia
 
La Descrizione della villa Silva in Cinisello, del 1811, riporta che l'attuale edificio sia stato fatto costruire intorno al 1660 da Donato I Silva (1607-1675), a partire da una preesistenza risalente al Cinquecento, legata in qualche modo ad Andrea Palladio. A sovrintendere l'edificazione sarebbe stato chiamato Gian Domenico Richini, figlio del più noto Francesco Maria Richini, ampiamente impegnato nel corso della seconda metà del XVII secolo a Milano nel proseguire quanto cominciato dal padre. Le prime testimonianze grafiche della villa e del suo giardino, rappresentati nelle incisioni dMarc’Antonio Dal Re e di Karl Remshart presentano un edificio appartenente per la sua struttura agli anni centrali del XVII secolo; tale datazione sarebbe inoltre compatibile con il rilevamento di diversi manufatti presenti all'interno della villa risalenti proprio alla metà del Seicento. Parallelamente, nel corso dei restauri condotti nella prima metà degli anni ottanta, si sono riscontrate anche le tracce di una struttura architettonica precedente rispetto all'impianto secentesco della villa, avvalorando quanto riportato nella Descrizione. Alla morte di Donato I Silva, subentrò il figlio Gerardo (1646-1714) nel proseguire l'opera di decorazione e arricchimento della quadreria già cominciata dal padre.

all'italiana operata nel corsoSettecento da Donato II Silva, in un'incisione di Marc'Antonio Dal Re (1726).Dopo che si estinguette anche la famiglia Ghirlanda, la villa venne rilevata dapprima da Giuseppe Frova (1886), in seguito - agli inizi del Novecento - dal conte Giuseppe Cattaneo di Proh, ospitando per un breve periodo di tempo, fino al 1910 - anno in cui venne eretto l'apposito edificio scolastico a lato del municipio di Cinisello - le scuole cittadine, collocate insieme ad alcuni uffici comunali nell'ala meridionale della villa.Successivo proprietario, a partire dal 1926, sarebbe stato un possidente terriero locale, Emilio Cipelletti, la cui famiglia avrebbe conservato la proprietà per quasi mezzo secolo. Solo nel 1974 dopo una lunga contrattazione venne acquistata dall’Amministrazione Comunale, che ne fece un centro civico. La villa divenne pertanto sede della biblioteca cittadina fino al 2012, venendo trasferita poi nel settembre di quell'anno nell'ex scuola Cadorna, diventata nel frattempo il nuovo Centro Culturale IlPertini[11]; al momento sono ancora presenti al suo interno diversi uffici comunali. Alcuni saloni della villa vengono tutt'ora utilizzati per riunioni, mostre e cerimonie; mentre nell'ala meridionale ha sede il Museo di Fotografia Contemporanea, insediatovisi nel 2005.

La villa in un'incisione di Karl Remshart(XVIII secolo: si noti la seconda torretta, in progetto ma mai realizzata, il vecchio impianto del giardino all'italiana e la collinetta, esterna al perimetro originario.

La villa è delimitata esternamente da due ali laterali che si sviluppano fin lungo la strada, alle cui estremità ha origine il muro di cinta frontale, che termina in quattro pilastri in muratura (sormontati da pinnacchi piramidali in pietra) che, disposti in semicerchio, racchiudono il cancello, pregevole manufatto in ferro battuto risalente probabilmente al XVIII secolo, caratterizzato dal disegno movimentato delle barre verticali con motivi di girali e volute. La sua collocazione storica non è certa: dalle incisioni di Marc'Antonio Dal Re e di Karl Remshart si evince che al tempo vi fosse un cancello diverso da quello presente oggi; al contrario, sul retro della villa, se ne trovava uno analogo, probabilmente trasportato dove si trova oggi nel corso delle trasformazioni condotte da Ercole Silva nei primi anni dell'Ottocento.

Il complesso si presenta con uno schema planimetrico a ferro di cavallo, in cui le ali laterali si innestano alle estremità del corpo centrale della villa, dando origine al cortile d'onore, la cui aiuola centrale è occupata da un grande esemplare di Magnolia grandiflora. Nell'angolo nord-occidentale del cortile si trova uno dei pochi reperti archeologici sopravvissuti, presente nella villa dai tempi di Ercole Silva: si tratta di un sarcofago in serizzo, di epoca romana, risalente al II secolo. Il corpo centrale della villa si sviluppa su due piani fuori terra, con interposti mezzani e un ultimo piano seminterrato disposto a cantina, con le luci che trovano spazio nello zoccolo; i corpi di fabbrica laterali risultano invece ribassati, mancando del piano nobile. La distribuzione interna degli ambienti, imperniata sui saloni centrali di rappresentanza presenti sia al pianterreno che al piano nobile, individua un impianto rigorosamente assiale, che destina a funzioni di servizio le ali laterali ribassate.

La facciata occidentale

La facciata occidentale - quella dunque principale, che si affaccia verso la città - si caratterizza per la presenza al pianterreno di un portico a sette fornici, lungo 25 metri e profondo 6, coperto da volte a crociera e sostenuto da colonne doriche che si innestano sugli archi attraverso un pulvino rastremato e modanato, di matrice richiniana. I quattro intercolumni laterali (due per parte) risultano racchiusi in base da balaustre sormontate da otto vasi in marmo bianco, databili alla prima metà dell'Ottocento, scolpiti a rilievo con mascheroni a forma di teste di leone; i tre intercolumni centrali sono invece aperti, dando sulla scalinata d'ingresso. Il piano nobile presenta invece due logge architravate, con colonne ioniche e balaustre; il salone centrale è sormontato da un attico all'interno del quale si aprono tre finestre a lunetta. Nella parte destra, si innalza una torretta quadrangolare, con decorazioni in cotto successive al periodo di fabbrica secentesca, ascrivibili al rifacimento della facciata orientale della villa, avvenuto nell'Ottocento.

Il sottoportico visto dallo Scalone d'onore

Il complesso segue inoltre una rigorosa simmetria, che doveva essere probabilmente ancora più accentuata nel progetto originario, che prevedeva una seconda torretta posta sul lato sinistro della villa, riportata nelle raffigurazioni del Dal Re e del Remshart. L'alternanza di spazi pieni e spazi vuoti data dalla presenza delle due logge sovrapposte conferisce alla villa uno spiccato pittoricismo, anche grazie ai giochi chiaroscurali che ne scaturiscono. La presenza del loggiato al piano nobile peraltro costituisce un unicum nel panorama lombardo, non trovando ulteriore applicazione in altre ville di delizia al di fuori di questa.

Dal sottoportico si ha l'ingresso principale che dà sul salone d'onore del pianterreno, conosciuto come Sala degli Specchi. Al di sopra della porta è collocata una lapide in marmo, coi caratteri in bronzo dorato, a memoria del soggiorno estivo dell’arciduca Ferdinando d'Asburgo-Este e della sua consorte Maria Beatrice d'Este, avvenuto nel 1787. All'interno della parete destra del sottoportico si trova collocato lo Scalone d'onore, che conduce al pinao nobile; al suo fianco una porta che immette in un corridoio che conduce alle cantine e all'ala laterale meridionale. In passato questo spazio secondario aveva tutt'altra importanza, conservando alcuni reperti antichi e presentando motti e passi letterari tratti dal Metastasio, dipinti in forma di cartigli e finte epigrafi, concepiti come parte integrante della raccolta d'antichità. Vi erano sicuramente citati il Temistocle, l'Alessandro nell'Indie, il Ciro riconosciuto e L'Olimpiade, drammi considerati esemplari sia per il genere eroico che per quello sentimentale, dai quali erano tratte le citazioni che integravano la raccolta di antichità, con l'obiettivo di spingere a una più profonda meditazione sull'antico. Delle pareti affrescate sono rimaste tuttavia soltanto alcune tracce scarsamente leggibili, limitate a quella orientale. Dalla parte opposta del sottoportico, invece, frontale allo Scalone d'onore è presente un grande affresco monocromo - attualmente in cattivo stato di conservazione - che raffigura una prospettiva architettonica di scalone a trompe-l'œil, caratterizzato da pareti bugnate e da una nicchia all'interno della quale si intravede una statua femminile, che sorregge un grappolo. Concludono infine l'ornamento del sottoportico due grossi vasi in terracotta, realizzati da vasai toscani nella seconda metà dell'Ottocento.

La facciata orientale in un’incisione di Marc'Antonio Dal Re (1726). Si notino la seconda torretta, mai realizzata, le aperture dei piani mezzani e la vecchia configurazione dell’attico; sulla sinistra si intravede inoltre lachiesa di Sant’Ambrogio, che proprio in quegli anni (1724-1727) aveva ricevuto il campanile.

La facciata orientale

Totalmente differente rispetto alla facciata opposta appare la facciata orientale, radicalmente rinnovata nel 1852 da Carlo Ghirlanda Silva, secondo il corrente gusto romantico. Questa presenta innanzitutto ali laterali leggermente avanzate rispetto al restante corpo centrale; la facciata è inoltre interamente percorsa da un doppio ordine di finestre sovrapposte (con due porte centrali, una che dà sul giardino, al pianterreno, l'altra che s'affaccia su un balcone, al pieno nobile), reso più evidente dalla presenza di una cornice marcapiano dentellata a rilievo. L'attico, tamponate le originarie aperture, è stato integrato totalmente nella facciata e appare oggi come un alto timpano, sorretto ai lati da due cariatidi in terracotta; risultano tamponate – e pertanto non più individuabili – anche le aperture dei piani mezzani, interposti fra il pianterreno e il piano nobili, ampiamente ritratte nelle settecentesche incisioni del Dal Re e del Remshart. Gli inserti decorativi si fondano sull’uso congiunto di terracotta e marmo bianco, coerentemente con la moda romantica del tempo, che si proponeva di riprendere – fra le altre cose – la tradizione quattrocentesca lombarda, in particolar modo nell'uso del cotto. Le terracotte sono pertanto impiegate oltre che sulla facciata, anche sulle fronti dei corpi laterali posteriori; sono utilizzate come cornici delle porte e delle finestre, queste ultime coronate da timpani acuti al pianterreno e da timpani spezzati o curvilinei al piano nobile. Dal punto di vista compositivo contengono motivi decorativi a rilievo, fra cui teste di cherubino, teste femminili, festoni e ghirlande di foglie, fiori e frutti, spirali ed elementi geometrici.

In marmo bianco invece sono sei ovali collocati sulle ali laterali, ritraenti figure mezzobusto a rilievo, alte circa 80 cm: quattro di questi ovali, posti nei timpani di altrettante finestre al piano nobile, ritraggonoLe quattro stagioni, gli altri due invece, disposti a coronamento delle due finestre sottostanti, al pianterreno, ritraggono L'agricoltura e La fertilità. Nella raffigurazione de Le quattro stagioni ciascuna fanciulla, che sembra affacciarsi ad una finestra appoggiandosi sul davanzale, ha con sé gli attributi tipici della stagione: nella Primavera ha fra i capelli e nella mano sinistra dei fiori, nell'Estate un fascio di spighe nella mano destra, nell'Autunno pampini e grappoli d’uva come corona oltre ad una coppa di vino nella mano sinistra, mentre nell'Inverno la fanciulla è invece incappucciata e non ha con sé niente, a significare l’assenza di prodotti della terra in quella stagione. Nei rilievi del pianterreno invece sono ritratte due donne, la prima che regge due attrezzi identificabili con una vanga e il setaccio (L'agricoltura), la seconda che ha invece con sé una cornucopia ricolma di fiori e frutti (La fertilità). Un settimo rilievo in marmo bianco, di dimensioni maggiori, è inoltre collocato al pianterreno, sopra il portale centrale: vi è raffigurata una giovane donna seduta nell'atto di scrivere su un libro, che tiene sulle ginocchia; ai lati altri volumi sono accatastati per terra e due piccoli putti suonano la tromba. Quest’ultimo rilievo, che non compare nella Descrizione del 1855 pur essendo riconducibile alla stessa mano che ha realizzato gli altri sei ovali (al contrario presenti), viene interpretata come un'allegoria di una delle Arti o delle Scienze.

Gli interventi decorativi e il rifacimento ottocentesco della facciata sono legati al nome di Luigi Scrosati, che avrebbe lavorato in collaborazione con Giovanni Battista Boni, a cui sono attribuiti i rilievi in marmo. Allo Scrosati era infine attribuito l’affresco detto L'Abbondanza, oggi totalmente perduto, che decorava il timpano centrale.

Gli interni

La sistemazione storica delle sale della villa va ricondotta a due distinti periodi storici: il primo, barocco, fra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento; la seconda, neoclassica, nei decenni a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo, sotto Ercole Silva. Gli interventi condotti in questo secondo periodo sono ben documentati nella Descrizione del 1811, redatta per l'appunto in un periodo di poco posteriore alla trasformazione in stile neoclassico di alcuni ambienti. Essa è inoltre indispensabile per ricostruire lo stato di fatto degli interni all'inizio dell'Ottocento, dal momento che ripercorre minuziosamente gli arredi e le collezioni, in gran parte oggi andati dispersi; risulta tuttavia più superficiale nella trattazione degli ambienti e delle decorazioni risalenti alla prima fase decorativa, quella barocca, sopravvissuta agli interventi portati avanti da Ercole Silva. Le edizioni successive della Descrizione, del 1843 e del 1855, pur presentandosi più sintetiche ed approssimative proprio nella descrizione degli interni, sono di fondamentale importanza per operare una comparazione con i successivi interventi di Ercole Silva e con quelli del suo successore Carlo Ghirlanda Silva. Importanti infine, per concludere la ricerca storica, le fotografie di inizio Novecento pubblicate nel 1907 nel volume Ville e castelli d'Italia. Lombardia e laghi, che mostrano allo stato del tempo lo Scalone d'onore, la Sala degli Specchi, il Salottino delle Belle e la Sala del Convito.

fonte Wikipedia

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